Per progettare CTline Victor Vasilev si è ispirato ai profili dei palazzi delle grandi città. I vari piani sfalsati creano infatti un particolare effetto frontale che ricorda una scenografia urbana. Il sistema è prodotto da Boffi ed è composto da elementi modulari di diverse altezze e profondità che si adattano alle esigenze di vari ambienti, dalla cucina al bagno alla zona giorno. L’impatto visivo è davvero interessante perché cambia continuamente a seconda della posizione da cui si guarda la composizione. Inoltre frontalmente gli oggetti risultano nascosti e quindi il risultato estetico è di grande pulizia.
Anche la libreria modulare Aleph dei designer spagnoli Alberto Lievore, Jeannette Altherr e Manel Molina per Jesse gioca sull’effetto dei pannelli inclinati rispetto alla parete. In questo caso gli elementi possono essere orientati tutti nella stessa direzione oppure in direzioni contrapposte, per effetti visivi dinamici ma allo stesso tempo moto puliti. Aleph è proposta in rovere tabacco con interno laccato opaco in 24 colori.
Nello showroom Arper a Milano ieri ho incontrato Alberto Lievore, socio dello studio Lievore Altherr Molina di Barcellona che ha progettato Saya, una nuova seduta in legno multistrato che dal vivo mantiene tutte le promesse delle prime fotografie. Attraverso la sequenza dei materiali presenti nell’allestimento, Alberto Lievore mi racconta il percorso progettuale quasi poetico che ha portato alla realizzazione di un oggetto leggero dalla forma ben definita ma allo stesso tempo morbido e sensuale. Le finiture mettono in rilievo la naturale bellezza del legno di un oggetto “que tiene alma” e che per questo è in grado di suscitare emozioni. Il disegno forte ed espressivo dello schienale che ricorda un abbraccio è ricco di evocazioni: le forme orientali del kimono, le ali di un uccello in volo ma anche un’inedita citazione del mitico design nord europeo.
Alberto Lievore spiega che la sua priorità non è necessariamente inventare la novità o l’oggetto diverso che stupisce una ristretta nicchia di persone ma riuscire a creare oggetti dal valore più duraturo capaci di parlare il linguaggio più universale delle emozioni. E per riuscirci bisogna “sentire” fortemente il progetto; se ciò non avviene il risultato si limiterà solo ad essere una “esecuzione corretta”.