Sembra incredibile che su un materiale duro come la pietra possano essere ricreate le trame delicate dei pizzi e dei ricami.
La collezione Trame Mediterranee di Marella Ferrera per Lithea ne riproduce fedelmente gli intrecci sui Rivestimenti in pietra.
I decori in rilievo ricreano la leggerezza dei centrini, dei ricami, del filet e del makramè dell’antica tradizione tessile della Sicilia.
I soggetti della collezione sono declinati in tante tipologie di pietra:
dalla pietra lavica alla pietra bianca di Comiso, dalla pietra pece a quella di Ragusa, da quella di Palermo a quella di Trapani.
Rivestimento Centocentrini
Rivestimento Centrini
Rivestimento Filet
Rivestimento Makrofilet
Rivestimento Makramè
Marella Ferrera che firma la collezione Trame Mediterranee ha debuttato nel 1993 come stilista di alta moda.
La sua passione per la Sicilia la porta a realizzare degli abiti-scultura dove sono utilizzati anche materiali inusuali per il settore della moda come ad esempio frammenti di ceramica di Caltagirone e mosaici di terracotta.
Marella Ferrera ha disegnato i costumi per importanti opere teatrali e balletti coreografati da Micha Van Hoecke, erede di Bejart.
Nel 2009 il suo archivio, dopo essere stato dichiarato dal MIBAC “di interesse storico”, prende il nome di Archivio del Mediterraneo.
Inoltre Marella Ferrera ha sviluppato anche progetti di interior design.
Lithea, fondata in Sicilia nel 2008 da Patrizia Furnari e Fabio Fazio, produce rivestimenti, pavimenti e complementi di arredo per gli interni e gli esterni.
Accanto all’utilizzo delle tecnologie avanzate, in questo brand confluiscono anche le capacità artigianali nella lavorazione delle pietre della storica azienda di famiglia.
A Torino, in un edificio progettato nel 1907 dall’architetto Fenoglio, un intero piano è stato oggetto di un restauro conservativo a cura dell’architetto Marco Bernini.
La facciata dell’edificio di grande valore architettonico è decorata in stile Art Nouveau ed è caratterizzata sugli angoli da bow window.
Purtroppo, a causa dei lavori effettuati per adattare gli spazi a uffici pubblici, gli interni avevano perso il loro valore architettonico e strutturale originario.
I grandi saloni erano stati suddivisi in ambienti più piccoli. La prima operazione è stata quindi l’eliminazione delle partizioni interne.
Questo intervento ha permesso di dare nuovamente respiro all’estensione dei soffitti a travi ribassate e ha riportato la luce naturale negli interni.
La pavimentazione in legno è stata finita con una laccatura bianca che esalta ulteriormente la luminosità degli ambienti.
Per mantenere la continuità visiva degli spazi e renderli funzionali per l’uso abitativo, all’interno delle unità sono state costruite delle “scatole” che contengono i servizi e le cabine armadio.
I volumi sono stati messi in evidenza attraverso un contrasto di materiali e colori neutri come il nero, il grigio e il bianco.
La zona dedicata ai bambini è stata ricavata in quota su un mobile/soppalco dove il letto e la libreria fanno da parapetto.
La struttura in metallo di questo elemento è smontabile e reversibile.
Il rivestimento in MDF lavorato con decorazioni superficiali è rifinito con laccature antigraffio.
Su uno dei lati del mobile/soppalco che integra armadiature e cabine è ancorata la scala a sbalzo formata da un “foglio” in metallo piegato.
Il soppalco è completamente cablato.
Grazie al Restauro conservativo e all’essenzialità del progetto di interni dell’architetto Marco Bernini, bastano pochi pezzi di arredamento per personalizzare gli ambienti.
Nella collezione Bonsai di Arflex, che l’ispirazione venga dalla cultura giapponese è suggerito non solo dal nome ma anche dal design.
Nonostante la chiara citazione all’estetica giapponese, la collezione è firmata dal trio svedese formato dagli architetti/designer Mårten Claesson, Eero Koivisto e Ola Rune.
Le linee morbide delle sedute evocano infatti le forme tondeggianti delle piante dei giardini giapponesi modellate con il caratteristico metodo di potatura.
Nella prima versione gli elementi imbottiti sono sospesi da terra grazie a una struttura dotata di piedini metallici laccati neri.
La seconda versione ricorda invece ancora di più l’estetica giapponese: qui le forme imbottite sono appoggiate su un basamento realizzato in legno tinto wengé, rovere o cioccolato.
In questo caso la piattaforma in legno crea un’isola che fa da piano di appoggio non solo per le sedute ma anche per altri oggetti.
Questa configurazione riprende l’immagine del “tokonoma”, una piccola alcova rialzata che è in alcuni casi presente nella stanza in stile tradizionale giapponese con il pavimento formato da tatami.
Claesson Koivisto Rune fondarono il loro studio nel 1995 dedicandosi all’architettura.
A questi progetti si aggiunse presto il design di prodotti per importanti brand internazionali.
Vito Nesta è un designer di origine pugliese che, dopo aver studiato Interior Design a Firenze, si è trasferito a Milano.
Il designer riporta nei suoi progetti la sua grande passione per i viaggi e per la storia.
Per il brand Les-Ottomans ha creato delle collezioni di piatti con decori che si ispirano alle culture di Paesi lontani.
Osservare gli affascinanti decori dei piatti di Vito Nesta è come sfogliare un bellissimo libro illustrato che parla di storia e di antiche civiltà.
I decori dei piatti della collezione Topkapi rappresentano le magnifiche facciate dei palazzi dell’Impero Ottomano.
I segreti di ciò che avveniva all’interno sono lasciati all’immaginazione.
Nella collezione Costantinopoli i personaggi, gli animali e la vegetazione creano un decoro circolare intorno ai tipici motivi ornamentali dell’impero romano d’oriente.
Il servizio di piatti Maharaja è dedicata ai ritratti dei grandi re indiani.
La serie Corteo fissa invece i momenti dei sontuosi festeggiamenti, della caccia e della guerra di questa antica civiltà.
La luna piena ha sempre avuto un fascino particolare.
Kazuhiro Yamanaka si è ispirato proprio a questo satellite, l’unico della Terra, per progettare Collapsible Moon, una lampada sicuramente fuori dal comune.
Si tratta di una luce che assomiglia ai riflettori circolari utilizzati dai fotografi per illuminare meglio il set.
La struttura della lampada può essere espansa e ripiegata su se stessa con un gesto molto semplice e veloce.
Per farvi un’idea più precisa, guardate questo video.
Nel bordo della struttura in acciaio è integrata una strip Led che emana la luce verso il centro del cerchio.
L’effetto luminoso è molto simile a quello naturale della luna.
Kazuhiro Yamanaka è nato a Tokyo nel 1971 e ha studiato al Royal College of Art di Londra.
Il designer si dedica alla progettazione di arredamento e di lampade e alla creazione di installazioni.
Oltre che con Pallucco, il brand per cui ha disegnato la Lampada Collapsible Moon, Kazuhiro Yamanaka ha collaborato con aziende fra cui Ingo Maurer, Alessi e Boffi.
I suoi progetti sono stati inseriti in importanti collezioni come ad esempio quella del MoMA di New York.
Per alcuni musei come il Victoria & Albert Museum e per numerose marche ha creato delle installazioni luminose.
Inoltre è stato nominato professore associato alla Musashino art University.