La storia di Paper Factor potrebbe essere sintetizzata così:
dall’antica arte della cartapesta, passando attraverso l’esperienza del restauro, nasce un materiale innovativo molto resistente, incredibilmente leggero, flessibile e malleabile composto di cellulosa.
Detto così sembra facile… invece per mettere a punto questo nuovo materiale ci sono voluti più di 35 anni di sperimentazioni.
Siamo a Lecce in Puglia, una regione italiana ricca di tradizione artigianale.
In collaborazione con l’Università del Salento Lidiana Miotto, fondatrice del Centro Restauro Materiale Cartaceo di Lecce, perfeziona un composto di fibre di carta nel corso di decenni di attività di restauro.
L’architetto Riccardo Cavaciocchi, figlio di Lidiana Miotto, intuisce le grandi potenzialità di questo materiale nell’ambito del design e dell’architettura e sviluppa nuovi metodi di produzione.
Nasce così il brand Paper Factor che ha sede a Lecce ma anche una filiale a New York.
Come spiega Riccardo Cavaciocchi
“Paper Factor, brevetto industriale da oltre tre anni, è oggi un progetto ingegnerizzato. Abbiamo sviluppato nuove tecniche produttive e adesso iniziamo a lavorare anche con le nanotecnologie.
Si tratta di un processo innovativo che risponde all’esigenza, nel mondo dell’architettura e del design, di nuove forme di espressione”.
Il nuovo materiale composto di micro-fibre di carta può essere modellato in tante superfici, geometrie, colori, dimensioni e in diversi formati 2D e 3D.
Paper Factor è venduto in pannelli componibili di grandi e piccole dimensioni.
La varietà dei pattern è potenzialmente infinita:
Paper Factor può richiamare il marmo, la pietra e il legno e può avere una pelle liscia oppure segnata da solchi.
Il materiale può essere utilizzato non solo per rivestire pareti e soffitti, ma anche come rivestimento per oggetti di arredo.
Gli stampi possono essere realizzati su richiesta su misura, in 2d e 3d.
Pur essendo già ampliamente collaudato, Paper Factor è un materiale tutto Made in Italy ancora “giovane”:
la creatività degli architetti e dei designer che si avvicinano a questo nuovo materiale contribuirà ad ampliarne ulteriormente le applicazioni.
Dopo essere stato lavorato con pigmenti naturali, l’impasto viene pressato a mano su stampi realizzati con supporti digitali e essiccato lentamente in una particolare camera di essiccazione.
I prodotti di questa lavorazione vengono poi essiccati e rifilati, calibrati e levigati sia manualmente che con macchine a controllo numerico.
L’evoluzione della cartapesta entra nel mondo dell’architettura
L’eleganza “secondo Miniforms” non deve essere necessariamente formale e seria ma può permettersi di essere creativa e colorata.
Lo stile spensierato e funzionale di questa azienda italiana porta nella casa l’attitudine descritta da Italo Calvino:
“Prendete la vita con leggerezza, che leggerezza non è superficialità, ma planare sulle cose dall’alto, non avere macigni sul cuore”.
I piccoli oggetti che mostriamo in questo articolo descrivono bene questo modo di vivere la vita.
L’appendiabiti Leaf, disegnato da Giopato e Coombes e realizzato in lamiera di acciaio tagliata al laser, ricorda la forma geometrica delle cellette degli alveari delle api.
Affiancando più elementi si possono creare delle composizioni grafiche e colorate sulla parete.
La forma organica delle mensole in ceramica Pinna disegnate da Miniforms Lab ricorda i sassi arrotondati che i bambini lanciano in acqua per farli rimbalzare.
L’appendiabiti Chiodo disegnato da Zaven decora la parete con una sequenza di pois colorati.
L’eleganza informale dei piccoli arredi Miniforms
Il gatto deve poter esprimere il suo istinto felino, anche se vive con noi chiuso in casa.
Se non vogliamo che usi il nostro divano come tiragraffi e i nostri mobili come alberi da arrampicare, è meglio predisporre delle attrezzature dedicate esclusivamente a lui.
Per assecondare le abitudini dei pelosi, l’azienda americana Tuft + Paw ha progettato il “campo da gioco” Milo.
Milo è uno scivolo accessoriato con grandi ripiani su cui il gatto può saltare o dormire.
Il micio può farsi le unghie sulle corde avvolte intorno ai pilastri dello scivolo e sul rivestimento dei ripiani e della colonna posteriore.
All’ultimo piano è inserita una ciotola trasparente dove il gatto può acciambellarsi tenendo sempre sotto controllo ciò che accade sotto.
Milo è realizzato con pannelli sagomati in legno compensato bianco che si incastrano fra loro.
La “palestra” è pensata per dare al gatto la possibilità di giocare, fare esercizio fisico e mantenere vivo il suo istinto.
Il design semplice e il colore neutro della costruzione si adatta ai vari stili di arredamento.
Oltre allo scivolo che è un attrezzo completo ma ingombrante, sul sito di Tuft + Paw si trovano anche cucce e oggetti di dimensioni più contenute.
Ad esempio, la torre disegnata da Regina Mol è una costruzione formata da due elementi curvi che avvolgono una base e un piano circolari.
Anche qui non manca il rivestimento tiragraffi e il ripiano superiore può essere completato con una morbida pelliccia e con un giocattolo peloso.
L’arredamento per gatti di cui abbiamo parlato in questo articolo è in vendita sul sito di Tuft + Paw.
Sul sito sono proposti anche tante altre cucce e accessori pensati per far felice i quattro zampe senza compromettere l’eleganza della nostra casa.
Arredi per gatti : lo scivolo Milo, parco giochi per gatti
Con questo articolo inauguriamo una serie di post che speriamo siano utili a chi deve ristrutturare una nuova casa.
Il prossimo articolo della serie verrà pubblicato il 27 settembre. Tornate a leggerci!
Ristrutturare la casa è da molte persone considerato un grande stress… ed è vero!!
La ristrutturazione è un’operazione complessa e articolata che necessita di molto tempo ed energia.
Il percorso comprende numerose fasi:
Nonostante la complessità di tutto il processo e lo sforzo economico messo in campo, molte persone decidono ancora di fare da sé, senza ricorrere all’aiuto di un professionista.
Una decisione di cui spesso ci si pente lungo il percorso perché, quando si affronta una ristrutturazione, i problemi in corso d’opera sono all’ordine del giorno.
In molti altri settori professionali, anche per questioni di poco conto, non ci si sognerebbe mai di fare da soli.
Sorprende quindi che nel caso di un tema complicato e molto oneroso come la ristrutturazione di una casa non tutti si affidino ad un professionista.
Bisogna sfatare questo “mito”: ricorrere a un interior designer non è un lusso riservato a chi ha elevate risorse economiche e vuole una “casa di design”.
E’ una scelta che si rivela premiante per tutti, in termini di stress ma anche sul piano economico perché si fanno le scelte corrette evitando gli errori.
Se decidete di fare da soli, dovrete essere pronti a far fronte in prima persona a tutti gli aspetti che un progetto di ristrutturazione comporta.
E per procedere nel modo giusto dovrete farvi una “cultura” in un ambito che non è il vostro.
Affidandovi a un interior designer avrete un unico interlocutore esperto che coordinerà per voi tutte le fasi del progetto e le diverse professionalità che contribuiscono alla sua realizzazione.
E soprattutto non sottrarrete tempo a tutti gli altri vostri impegni.
Nei prossimi articoli approfondiremo ulteriormente l’argomento. Il prossimo articolo della serie verrà pubblicato il 27 settembre. Tornate a leggerci!
Ristrutturazione #1 : perché conviene rivolgersi a un interior designer